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L’amicizia è necessaria alla vita

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IN LATINO:

Talis igitur inter viros amicitia tantas oportunitates habet, quantas vix queo dicere. Principio qui potest esse vita «vitalis», ut ait Ennius, quae non in amici mutua benivolentia conquiescit? Quid dulcius quam habere, quicum omnia audeas sic loqui ut tecum? Qui esset tantus fructus in prosperis rebus, nisi haberes, qui illis aeque ac tu ipse gauderet ? Adversas vero ferre difficile esset sine eo, qui illas gravius etiam quam tu ferret. Denique ceterae res, quae expetuntur, oportunae sunt singulae rebus fere singulis, divitiae, ut utare, opes, ut colare, honores, ut laudere, voluptates, ut gaudeas, valetudo, ut dolore careas et muneribus fungare corporis ; amicitia res plurimas continer ; quoquo te verteris, praesto est, nullo loco excluditur, numquam intempestiva, numquam moletsa est ; itaque non aqua, non igni, ut aiunt, locis pluribus utimur quam amicitia. Neque ego nunc de vulgari aut de mediocri, quae tamen ipsa et delectat et prodest, sed de vera et perfecta loquor, qualis eorum, qui pauci nominantur, fuit. Nam et secundas res splendidiores facit amicitia et adversas patiens communicansque leviores.

IN ITALIANO:

Allora una tale amicizia tra gli uomini offre opportunità quante a mala pena sono capace di dire. In principio chi può avere una vita degna di essere vissuta (vitale), come dice Ennio, che non trova soddisfazione nella reciproca benevolenza dell’amico? Che cosa (è) più dolce che avere, qualcuno con cui tu osi parlare così come con te stesso? Quale vantaggio tanto gradito ci sarebbe nelle prosperità (cose propizie), senza che rallegrasse quelli così come con te stesso? Al contrario se fosse difficile sopportare le avversità con te stesso, sopportava quelle più gravemente anche quanto te. E infine le altre cose, che si desiderano, sono opportune quasi con le singole cose, le ricchezze per usarle, i mezzi per servirsene, gli onori per lodare, i piaceri per gioire, la buona saluta per essere senza dolore e per compiere i doveri del corpo, l’amicizia comprende molte cose, dovunque ti volgi è a disposizione, non è esclusa da nessun luogo, non è mai molesta, mai intempestiva, tuttavia non ci serviamo né di acqua né di fuoco, come dicono, quanto dell’amicizia nella maggior parte dei luoghi. Non ancora adesso parlo della volgare e della mediocre (amicizia), la stessa che tuttavia sia sceglie sia giova, ma parlo della verità vera e perfetta, quale fu tra quelli che sono nominati pochi. Infatti l’amicizia rende le condizioni favorevoli più splendide e dividendo e accomunando le avversità più lievi.

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E’ utile conoscere le opere di Catone di Cicerone

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IN LATINO:

Catonem vero quis nostrorum oratorum, qui quidem nunc sunt, legit? aut quis novit omnino? At quem virum, di boni! mitto civem aut senatorem aut imperatorem; oratorem enim hoc loco quaerimus. Quis illo gravior in laudando? acerbior in vituperando? in sententiis argutior? in docendo edisserendoque subtilior? Refertae sunt orationes amplius centum quinquaginta, quas quidem adhuc invenerim et legerim, et verbis et rebus inlustribus. Licet ex his eligant ea quae notatione et laude digna sint: omnes oratoriae virtutes in eis reperientur. Iam vero Origines eius quem florem aut quod lumen eloquentiae non habent? Amatores huic desunt, sicuti multis iam ante saeculis et Philisto Syracusio et ipsi Thucydidi.

IN ITALIANO:

In verità, chi tra i nostri oratori, che ci sono ora, legge Catone? O chi lo ha conosciuto del tutto? O dio buono! Ma quale uomo tralascio, un cittadino o un senatore o un imperatore; infatti chiediamo un oratore in questo luogo. Chi è più autorevole di quello nel lodare? Chi più acido nelle offese? Chi più arguto nei giudizi? Che più sottile nell’insegnare e nello spiegare? Vi sono più di 150 orazioni piene di parole e fatti illustri, che finora ho trovato e ho letto. E’ lecito che scelgano, fra queste, quelle che sono degne di nota e lode: in queste si trovano tutte le virtù dell’oratoria. Invero, le sue “Origini” quale fiore e quale lume di eloquenza non hanno? A lui mancano appassionati lettori, così come per esempio e Filisto Siracusio ed allo stesso Tucidide già da molti secoli.

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Androclo e il leone; Autore:Gellio

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IN LATINO
Servo Androclo in circum introducto leo atrocissimus pepercerat; interrogatusque homo hanc rem mirificam narravit: “Ego in Africa inquis domini verberibus ad fugam coactus in arenarum solitudines concessi. Tum, dum sol flagrat, in specum remotam me penetro et recondo. Neque multo post ad specum venit hic leo, debili et cruento pede, gemitus edens et murmura dolorum vulneris significantia. Atque primo quidem conspectu advenientis leonis territus obstupui. Sed postquam leo videt me procul delitescentem, mitis et mansuetus accessit et pedem mihi ostendit ac porrexit. Ibi ego spinam ingentem, vestigio pedis haerentem, revelli, conceptamque saniem vulnere intimo expressi. Leo tunc mea opera et medela levatus, pedem in manibus meis posuit, inde recubuit et quievit; atque ex eo die triennium ego et leo in specu una viximus”.
IN ITALIANO
Un leone assai feroce aveva risparmiato il servo Androclo introdotto nel circo, interrogato l’uomo narrò questa meravigliosa storia: ” Io in africa, costretto dalle percosse del padrone alla fuga, mi nascosi nei deserti delle sabbie. Allora, mentre il sole brucia, entrai e mi nascosi una grotta nascosta. E non molto tempo dopo venne alla grotta questo leone, con una zampa ferita e sanguinante, emettendo un gemito e significativi mormorii dei dolori della ferita. E al primo cospetto del leone che arrivava mi coprìì atterrito. Ma dopo che il leone vide che io mi nascondevo, avanzò mite e mansueto e mi mostrò e porse la zampa. Qui io tolsi una grande spina, che si era conficcata nella pianta del piede, e feci uscire l’infezione che si era formata in fondo alla ferita. Il leone allora sollevato dalla mia opera e dal mio intervento, pose la zampa nelle mie mani, si sdraiò e riposò, e da quel giorno per tre anni io e il leone vivemmo insieme nella stessa grotta.

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